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Eucaristia

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Catechesi di P. Serafino M. Lanzetta, tenuta a Radio Buon Consiglio il 27 aprile 2020.

Gesù è il «Buon Pastore» che dà la vita per le sue pecorelle. Questo dare la vita è da leggersi in modo sacrificale: Gesù offre la sua vita come sacrificio di riparazione per i nostri peccati. Qui al testo di Giovanni (10,11-14) fa da sfondo la teologia sacrificale del IV carme del Servo sofferente di Isaia 53,10 e il dare la vita in riscatto per molti di Mc 10,45. Due sono le caratteristiche del Buon Pastore: 1) la conoscenza reciproca del Pastore e delle sue pecore è radicata nella conoscenza del Padre e del Figlio; 2) Gesù dà la sua vita in sacrificio per noi. Due allora saranno le caratteristiche per discernere un vero e buon pastore da un semplice mercenario: 1) se egli rimane fedele alla medesima “conoscenza” di Cristo, ovvero nella dottrina del Logos, insegnando il Vangelo secondo la perenne Tradizione e 2) se è infiammato della medesima carità pastorale nel dare perfino la sua vita per la salvezza delle pecorelle. Un mercenario non è interessante al Vangelo né pertanto alle anime da salvare.

Buona visione!

Catechesi di P. Serafino M. Lanzetta, tenuta a Radio Buon Consiglio il 4 maggio 2020.

Maria è veramente “Corredentrice” perché è veramente nostra Madre. Il fatto che il Concilio Vaticano II non abbia utilizzato il termine per motivi ecumenici non significa che questa verità sia stata di colpo abolita dal patrimonio della fede della Chiesa. Oltretutto, l’ultimo Concilio vi fa riferimento anche senza utilizzare la parola (cf. ad es. LG 58). “Corredentrice” significa che Maria ha collaborato attivamente con Cristo alla nostra rigenerazione soprannaturale. Se la sua maternità spirituale non fosse corredentiva, cioè generativa della grazia della salvezza nel suo dolore di Madre, come di una partoriente durante il travaglio del parto, non sarebbe reale ma solo simbolica. Intimistica. Di più, se Maria non è Corredentrice non è neppure discepola. Seguire Cristo fedelmente implica un assenso, una collaborazione con la grazia, una cooperazione. La Vergine Maria è discepola in modo unico perché ha collaborato con Cristo in modo singolare non alla sua ma alla nostra salvezza. Virgo Co-redemptrix ora pro nobis!

Buona visione!

Catechesi di P. Serafino M. Lanzetta, tenuta a Radio Buon Consiglio il 25 maggio 2020.

L’ingegnarsi presente su come distribuire l’Eucaristia ai fedeli, con le trovate più strambe e più irrispettose dell’augusto Sacramento, non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato l’indulto di poter distribuire la Comunione sulla mano. Indulto che nasce per rimediare a un abuso liturgico diffusosi in diverse nazioni a partire dal 1965: dare l’Eucaristia in mano al fedele. Oggi tale indulto è diventato indiscutibile. Però il fedele ha ancora diritto di ricevere la Santa Comunione secondo la legge universale della Chiesa, in ginocchio e in bocca (anche in tempi di pandemia), evitando che un permesso si trasformi di fatto in un’imposizione. Tuttavia c’è una visione teologica che soprassiede al tutto, la quale si può sintetizzare in una domanda: l’Eucaristia è stata istituita anzitutto per essere ricevuta in cibo o per essere adorata? Oppure: viene prima il sacrificio o il banchetto? Da un corretto coordinamento delle due dimensioni, subordinando il momento conviviale a quello sacrificale e adorante, deriva anche il modo giusto, devoto e più degno di ricevere la Santa Comunione.

Buona visione!

Catechesi di P. Serafino M. Lanzetta, tenuta a Radio Buon Consiglio l’8 giugno 2020.

È proprio vero che ciò che conta è la sostanza e non la forma nel ricevere la S. Comunione? L’Eucaristia è il Corpo di Cristo, perciò anche il mio corpo deve assumere le fattezze del Corpo immolato del Signore per essere degno di riceverlo. Inginocchiato e ricevendo la Comunione in bocca, esprimo l’abbassamento del Verbo che si fa carne per farsi pane. Tutte le possibili obiezioni che si muovono alla Comunione in bocca e in ginocchio sono riassumibili in un’idea teologica di fondo che equipara la S. Messa all’Ultima Cena. Di qui l’autorizzazione a prendere e a mangiare. La S. Messa, in verità, non ripresenta l’Ultima Cena, ma il Sacrificio della Croce, istituito nella «notte in cui il Signore veniva tradito», quale sacrificio visibile dell’offerta che Cristo fa di Se stesso sul Calvario una volta per tutte. Se l’Ultima Cena non è l’istituzione memoriale del Sacrificio dell’Agnello, la Croce è una mera esecuzione di un condannato a morte.

Buona visione!