Le passioni

nell'antropologia tommasiana.

Confronto critico con Kant

di Umberto Galeazzi   Anno XIV. 2-2019       sez. Philosophica        p. 85-110

Questo saggio risponde a una domanda centrale: «Il rapporto tra ragione e passioni è destinato a essere conflittuale, oppure è possibile arrivare a un governo razionale non repressivo, che consenta all’una e alle altre di concorrere alla vita buona dell’essere umano, alla sua piena realizzazione?». Per Kant vi è un’opposizione tra legge morale e inclinazioni alla sensibilità e perciò alle passioni che deriva dalla ragione. La moralità kantiana si realizza solo in opposizione alle inclinazioni sensibili, svalutate radicalmente e svuotate del loro connotato umano. Invece per l’Aquinate le passioni sono un elemento costitutivo dell’agire umano ordinato alla beatitudine in Dio per mezzo delle virtù e dei doni. San Tommaso deriva il concetto di moralità e di dovere dal bonum humanum inteso come pienezza di umanità.

San Tommaso d’Aquino studia le passioni, nella prospettiva dell’unità della vita della persona, con un’indagine che è di grande interesse anche nella situazione odierna, in cui il disorientamento e la disumanizzazione derivano in gran parte da una scissione esiziale tra la dimensione razionale e quella corporeo-passionale.

La ricchezza dei testi dell’Aquinate affronta problemi che viviamo anche oggi. Che cos’è la passione? Come si sviluppa il suo dinamismo nella vita umana? Il rapporto tra ragione e passioni è destinato a essere conflittuale, oppure è possibile arrivare a un governo razionale non repressivo, che consenta all’una e alle altre di concorrere alla vita buona dell’essere umano, alla sua piena realizzazione? Preciso che con il termine “essere umano” e simili intendo sia l’uomo sia la donna, che, pur nella loro irriducibile diversità, hanno la comune natura umana e uguale dignità.

L’indagine sulle passioni, dunque, non è separabile dalla concreta condizione umana e quindi da una più ampia prospettiva antropologica, che consideri i rapporti tra emozioni, linguaggio e dimensione intellettivo-razionale.

Charles Taylor, nelle sue interessanti ricerche sull’antropologia filosofica, ha rilevato che

«per noi animali dotati di linguaggio il nostro linguaggio è costitutivo delle nostre emozioni [...] come il medium in cui tutte le nostre emozioni, articolate e inarticolate, vengono sperimentate. Solo un animale dotato di linguaggio potrebbe avere le nostre emozioni»[1].

Si noti che Taylor ritiene il linguaggio come carattere specifico dell’uomo, ma conviene sottolineare che egli considera la visione dell’uomo come animale linguistico non in contrasto, né molto diversa da quella aristotelica tradizionale dell’uomo come animale razionale, cioè dotato di logos[2].

Dunque c’è un intreccio tra emozioni, linguaggio e pensiero, onde sarebbe lacerante espungere o reprimere una di queste dimensioni. L’uomo non è dualisticamente scisso in se stesso; infatti la tensione al bene[3], al fine e, soprattutto, al fine ultimo esprime la profonda unità della sua condizione.

Nell’odierno dibattito antropologico ed etico, si va riscoprendo il pensiero dell’Aquinate, come interlocutore di rilievo, del cui contributo – magari liberato da schemi interpretativi poco attenti alla ricchezza dei testi tommasiani – sarebbe miope privarsi.

 In questa ricerca intendo affrontare alcuni temi ineludibili per intendere il pensiero di san Tommaso d’Aquino sulle passioni (sulla base della questione 26 De veritate e del trattato della Summa)[4] e, quindi, del suo pensiero antropologico ed etico, non prescindendo dal rapporto con il pensiero moderno e contemporaneo, da cui la nostra lettura è inevitabilmente condizionata. Perciò dobbiamo tenerne conto, magari anche criticamente, se vogliamo far sì che il testo tommasiano dica qualcosa di significativo per noi che viviamo nell’attuale contesto culturale[5].

 

[1] C. Taylor, Self-interpreting Animals (1977), in Idem, Human Agency and Language. Philosophical Papers I, Cambridge University Press, Cambridge 1985, trad. it. Animali che si autointerpretano, in Idem, Etica e umanità, a cura di P. Costa, Vita e Pensiero, Milano 2004, pp. 123-124.

[2] «Se [...] torniamo alla formula originale aristotelica secondo cui l’uomo è un animale razionale, notiamo che essa recita: “Zōon logon echon”, che significa “animale che possiede il logos”. Il “logos” a cui si fa riferimento è una parola che ci è molto familiare [...] Essa combina discorso e pensiero in quanto significa, tra le altre cose, “parola”, “pensiero”, “ragionamento”, resoconto ragionato, oltre a essere usata per le parole usate in tale resoconto»: C. Taylor, Language and Human Nature, in Idem, Human Agency and Language, p. 154.

[3] Cf C. Taylor, Sources of the Self. The Making of the Modern Identity, Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 1989, trad. it. di R. Rini, Radici dell’io. La costruzione dell’identità moderna, Feltrinelli, Milano 1989, pp. 43- 44.

[4] Si tengano presenti le sigle con cui saranno citate le opere di Tommaso:

CG: Summa contra Gentiles, edizione leonina, Roma 1918-30; per la traduzione italiana mi riferisco di T. S. Centi, UTET, Torino 1970.

QDV: Le questioni disputate, con testo latino a fronte dell’edizione leonina, voll. I, II, III, La verità, trad. it. a cura di R. Coggi e V. O. Benetollo, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 1992-1993.

S. th.: Summa theologiæ, testo latino dell’edizione leonina con trad. it a fronte a cura dei Domenicani italiani, Edizioni Studio Domenicano, 35 voll., Bologna 1985.

QDM: Quæstiones disputatæ de malo, edizione leonina, Roma-Paris 1982; per la trad. it. delle qq. VIII-XV di quest’opera mi riferisco a quella contenuta in: Tommaso d’Aquino, I vizi capitali, con testo latino a fronte, traduzione, introduzione e note di U. Galeazzi, BUR, Milano 2001³; per la trad. it. delle qq. I, II, III, VI di quest’opera mi riferisco a quella contenuta in Tommaso d’Aquino, Il male e la libertà, con testo latino a fronte, introd. e note di U. Galeazzi, trad. di U. Galeazzi e R. Savino, BUR, Milano 2002.

[5] Sul tema del comprendere il pensiero dell’Aquinate nell’odierno contesto culturale mi permetto di rinviare al mio Saggio introduttivo al libro: Tommaso d’Aquino, La felicità, Summa theologiæ, I-II, questioni I-V, testo latino a fronte, saggio introduttivo, traduzione, note e apparati di U. Galeazzi, Bompiani, Milano 2010, pp. 7-9.

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