L'esercizio fondamentale

che riunisce gli altri esercizi, ovvero, il raccoglimento interiore

per mezzo dell'esame di coscienza 

di Padre Alessio Benigar   Anno XIV. 2-2019       sez. Theologica       p. 191-215

Questo saggio è una traduzione e leggera rivisitazione in lingua italiana (a cura della redazione della nostra rivista) di un’opera di grande valore teologico e spirituale del padre francescano A. Benigar, scomparso nel 1988. L’esame di coscienza è uno strumento di notevole importanza. Conoscersi ed esaminarsi alla luce di Dio è un esercizio che unifica tutte le attività dell’anima. Perciò, dice il padre Benigar, «affinché nella molteplicità delle azioni esterne e degli esercizi di devozione, l’anima non perda la semplicità e l’unità dell’attività dell’anima, e la mente non si divida né si distragga nei diversi esercizi esterni, è necessario uno strumento, o un esercizio unificante, che unisca tutta l’attività dell’uomo e tutti gli esercizi di devozione in un unico e costante impegno per acquisire la santità».

Poiché l’anima è un’unica sostanza semplice, integra in ogni parte del corpo, la sua attività deve essere una e semplice, nonostante la molteplicità degli oggetti esterni e degli esercizi nei quali è occupata. Gli esercizi di devozione, che sono aiuti alle azioni vitali dello spirito – solo per mezzo delle quali si procede verso la perfetta conformazione a Cristo –, devono offrire alimento a questo moto uniforme; non devono dissipare la mente ma, piuttosto, la devono mantenere intenta a quella stessa forma [che è Cristo, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria. Questa mediazione mariana nella vita spirituale di tutti i fedeli, è il “segreto di Maria” di cui parla san Luigi Grignion da Montfort, pienamente rivelato a Fatima, pienamente vissuto dai Pastorelli e da san Massimiliano M. Kolbe, pienamente recepito e istituzionalizzato nel Voto mariano di consacrazione all’Immacolata dei Francescani dell’Immacolata, fondati da padre Stefano M. Manelli e padre Gabriele M. Pellettieri].

Ma, affinché nella molteplicità delle azioni esterne e degli esercizi di devozione, l’anima non perda la semplicità e l’unità dell’attività dell’anima, e la mente non si divida né si distragga nei diversi esercizi esterni, è necessario uno strumento, o un esercizio unificante, che unisca tutta l’attività dell’uomo e tutti gli esercizi di devozione in un unico e costante impegno per acquisire la santità [per mezzo dell’Immacolata]. Senza tale impegno, gli altri esercizi non diventano strumento per acquisire la perfezione ma, piuttosto, uno strumento per coltivare le passioni disordinate, anche molto sottili.

Tra tutti gli esercizi di devozione, l’esercizio che unisce gli altri esercizi è quello che esclude direttamente l’amor proprio, il quale cerca di soddisfare le proprie inclinazioni e, a causa della miseria umana, troppo facilmente si insinua anche negli esercizi di devozione. Ciò accade quando nell’orazione mentale e vocale, nella lettura spirituale e nella ricezione dei Sacramenti, nella consultazione del direttore spirituale e negli altri esercizi di devozione, poco alla volta, senza accorgersi, l’anima si volge a quelle cose che offrono una certa soddisfazione “privata”, la quale non unifica [in Maria] nessuno di tali esercizi né le altre occupazioni nell’unico vero e continuo impegno per acquisire la santità. Invece, nel raccoglimento interiore, che si ottiene solo con la continua [amorosa] vigilanza [di comunione con Maria], e si esercita con l’esame di coscienza, non si trova nessuna soddisfazione propria, ma si sottrae direttamente l’alimento all’amor proprio. Riteniamo, perciò, che l’esame di coscienza sia l’esercizio fondamentale che procura il raccoglimento della mente, la semplicità e l’unità in tutta la vita e in tutta l’attività.

Natura dell’esame di coscienza

Definizione dell’esame di coscienza

Esaminare la coscienza significa l’introspezione della propria coscienza, ossia cercare di conoscere lo stato della coscienza [di fronte all’Immacolata, come nostro primo paradigma di santità e Mediatrice presso il Giudice divino] e, tramite l’applicazione del dettame della ragione e della prudenza, giudicare tale stato e supplicare Dio con santi affetti, eccitati da questa introspezione.

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