Trilogia romana

di Autori vari   Anno XIV.  2-2019       sez. Recensiones       p. 235-250

Roberto de Mattei, Trilogia romana, Solfanelli, Chieti 2018, 160pp.

Tre racconti, divisi in Atti e ambientati a Roma, mettono a fuoco i diabolici piani di distruzione della Chiesa mediante infiltrazione, conquista e devastazione dall’interno, in un arco temporale dal 1847 al 1957.
 

Il primo racconto, Lo storico e il Cardinale, è centrato sul dialogo tra lo storico Crétineau-Joli, autore di una Storia militare della Vandea e di una Storia della Compagnia di Gesù, e il card. Mezzofanti, sapientissimo poliglotta. La scena è Palazzo Valentini a Roma, l’anno il 1847, ribollente di miasmi massonici, vigilia del disastroso Quarantotto.


Memorabili le acute osservazioni dello storico francese: «“Tra i buoni c’è l’illusione che il silenzio di fronte all’ingiustizia possa essere più efficace del linguaggio evangelico ‘sì sì no no’ ”. La storia si ripete e i moderati di oggi non vogliono che si mostrino le responsabilità dei moderati di ieri. Eppure mi sembra che la Rivoluzione di Francia debba insegnarci qualcosa» (p. 16). Improntate a troppa bontà e autentica ingenuità erano le azioni del nuovo papa Pio IX, prima che, troppo tardi, aprisse gli occhi: come tutti i buoni credeva che trattando bene i delinquenti si potesse convertirli e convivere con loro. Ed ecco quindi l’improvvida amnistia e la concessione che si costituisse la Guardia civica (5 luglio 1847), sinistramente analoga alla Guardia nazionale della Rivoluzione francese. Eppure la trappola avrebbe dovuto essere evidente, poiché nel corteo del 17 giugno proprio per ottenere la costituzione della Guardia civica, i facinorosi cantavano canzonacce sovversive come Scuoti, Roma, la polvere indegna composta dal medico Pietro Sterbini (cf p. 17).


Crétineau-Joli racconta che l’anno precedente 1846, mentre egli si trovava ad Ancona, dove doveva imbarcarsi per Costantinopoli, il cardinale Segretario di Stato Lambruschini lo invitò a visitare il papa Gregorio XVI, che stava per lasciare questa terra ed era estremamente preoccupato per il futuro della Chiesa. Il Sommo Pontefice gli aveva affidato il compito di scrivere la Storia delle società segrete e delle loro conseguenze, evidentemente necessaria per conoscere e smascherare il nemico. In questo lavoro, lo storico incontrò gravi difficoltà e ostilità specie da parte sabauda, essendo lo squallido monarca Carlo Alberto impantanato nella massoneria, ma anche a Napoli, dove pure erano giunti i tentacoli massonici. Il tradimento allignava nella stessa aristocrazia legata ai troni e nel clero, tanto che i congiurati cominciavano ad agitarsi apertamente.


I piani dei sovversivi erano di lungo respiro, addirittura secolare, e rivelavano un odio implacabile, satanico, per la verità e il bene. Una loro istruzione del 1817, caduta nelle mani delle autorità, e di cui Crétineau-Joli era in possesso, rivelava la mostruosità del piano diabolico: «Noi abbiamo intrapreso la corruzione in grande, la corruzione del popolo per mezzo del clero, e del clero per mezzo nostro, la corruzione che deve condurci al seppellimento della Chiesa. Uno dei nostri amici, giorni orsono, rideva filosoficamente dei nostri progetti e diceva: “Per abbattere il cattolicismo bisogna prima sopprimere la donna”. [...]. Questa frase è vera in un senso, ma poiché non possiamo sopprimere la donna, corrompiamola insieme con la Chiesa. [...] Il miglior pugnale per assassinare la Chiesa e colpirla nel cuore è la corruzione. Dunque all’opera sino al termine. [...] Quello che noi dobbiamo cercare e aspettare come gli ebrei aspettano il Messia, si è un papa secondo i nostri bisogni» (pp. 33-34).


Tutto ciò appare quanto mai attuale: si veda in proposito il libro di Sergio Russo Sei tu quello o dobbiamo aspettarne un altro? Sembra piuttosto evidente che l’attuale apostasia sia radicata nella svolta dell’ultimo Concilio, egregiamente documentata dal fondamentale saggio del prof. De Mattei: Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta. Fu un Concilio voluto da Roncalli e completato da Montini, e si vera sunt quæ referentur, sia l’uno che l’altro sembra fossero massoni o almeno simpatizzanti verso la setta. Roncalli sarebbe stato iniziato alla massoneria a Parigi e avrebbe partecipato alle “officine” ad Istanbul. Il capo della Gran Logia Occidental Mexicana, Carlos Vasquez Rangel, affermò nel 1992 che Roncalli e Montini furono iniziati, lo stesso giorno e che molte cose realizzate nel Concilio Vaticano II sono perciò basate su princìpi e postulati massonici . 


Quanto al post-Concilio, non è necessario spendere parole per dimostrare quale catastrofe sia stato.


Ma il male non può prevalere. Invano si erge contro Dio, ma è intrinsecamente vuoto e destinato all’abisso. Memorabili dunque le parole dell’alto prelato nell’atto III del primo racconto: «Noi viviamo perché permaniamo nell’essere che il Signore somministra in ogni attimo dell’esistenza. Rifiutare Dio, Essere supremo e perfettissimo, Creatore del cielo e della terra, significa rifiutare ciò che noi siamo, precipitare nel nulla. Dio è l’Essere, mentre le società segrete pretendono rivelarci che il nulla è il grande segreto dell’universo» (pp. 39-40).


Il dottissimo card. Mezzofanti illustra poi la genesi satanica della Rivoluzione, un’unica cospirazione occulta lungo la storia, dalla gnosi alla presunta riscoperta di una saggezza più antica del Cristianesimo, al proliferare delle accademie umanistiche, vivaio di tutte le eresie antesignane delle sette teosofiche e del socinianesimo che riduceva il Cristianesimo a «mera conoscenza intellettuale». Trovato rifugio nei Paesi Bassi, preda dell’eresia calvinista, i sociniani poterono stampare i loro libri, come la Religio rationalis di Andrea Wissowatius che presenta una visione anticipatrice dell’Illuminismo. Si afferma quindi l’indifferentismo religioso. Il Comenius (Jan Amos Comensky, 1592-1670, pastore dell’Unione dei Fratelli Boemi) considerava il papato e l’Austria «i principali ostacoli al progresso dell’umanità». Sono le idee di fondo di quella che sarà la massoneria, fondata nel 1717 in una Londra già proiettata al suo precario e infine fallimentare tentativo di “conquista” del mondo.


«L’Essere supremo della massoneria è denominato Grande Architetto dell’Universo, ma è un Dio che si può identificare con il mondo, con la materia, con il tutto e perfino con il nulla. In quegli anni la massoneria ha il suo teorico in John Toland, un “mago”, ammiratore di Giordano Bruno, che raccolse l’eredità del socinianesimo. Voltaire fu solo il divulgatore di queste idee, che apprese in Inghilterra e da cui trasse la parola d’ordine “écrasez l’infâme”. La Rivoluzione francese fu l’esito di cinquant’anni di lavorio delle sette. I principi di “liberté, egalité, fraternité” furono elaborati dalle sette massoniche. [...] L’uguaglianza politica e sociale mira all’uguaglianza tra l’uomo e Dio, all’identificazione di Dio con la natura. Il serpente simboleggia questa visione panteista e ugualitaria» (pp. 44-45).


Purtroppo il fatto di conoscere così bene il nemico non scongiurò l’avanzata del male che esplose l’anno successivo. L’illusoria convergenza tra Chiesa e Rivoluzione s’infranse non appena Pio IX doverosamente rifiutò di entrare in guerra contro l’Austria. L’odio dei settari si scatenò: s’impadronirono di Roma, proclamarono la Repubblica, profanarono chiese, massacrarono sacerdoti e si abbandonarono a orge nei luoghi sacri. Finalmente sconfitti dal generale francese Oudinot che restituì la Città eterna al Sommo Pontefice, naturalmente non desistettero fino al tragico 20 settembre 1870.


Il card. Mezzofanti morì di crepacuore di fronte alle atrocità della Repubblica romana, mentre Jacques Crétineau-Joli pubblicò nel 1859, in due volumi, L’Église romaine en face de la révolution. Era l’anno immediatamente precedente il tragico 1860 che vide il crollo del Regno delle due Sicilie roso dal tradimento grazie al denaro anglosassone e la relativa mutilazione dello Stato della Chiesa. Ancora dieci anni e l’odio settario, unito all’ingordigia dei Savoia, avrebbe strappato alla Santa Sede anche la Città eterna. Ciononostante la Chiesa continua ad esercitare «una straordinaria autorità morale».


Il secondo racconto, Una giornata di luglio a Roma, si apre nel 1908, mentre la laicizzazione della Città santa, amministrata da massoni, è in pieno svolgimento, anche nell’assetto urbanistico. La narrazione si incentra nel dialogo tra mons. Umberto Benigni, Sottosegretario agli Affari Ecclesiastici Straordinari, e la principessa Maria Cristina Giustiniani Bandini, un’energica laica decisa a contrastare il dilagare del femminismo.


Dice la principessa: «Mi è evidente che il congresso femminista di aprile è stato sostenuto dalla massoneria. È chiaro il collegamento tra la mozione antireligiosa approvata dal congresso e quella che ha presentato a febbraio alla Camera l’on. Bissolati per vietare che nella scuola elementare sia impartito, sotto qualsiasi forma, l’insegnamento religioso» (p. 63). La forza del male sta infatti nell’ignoranza.

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