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Mariologia al vaglio della crisi. Riflessione rapide

di Padre Stefano M. Manelli, FI     Anno XIII. 2-2018         sez. Theologica       p. 319 - 344

San Massimiliano M. Kolbe, il grande apostolo dell’Immacolata e martire della carità, sull’ultimo numero della sua rivista mariana polacca Rycerz Niepokalanej (dicembre-gennaio 1940), pochi mesi prima del suo ingresso nel lager di Auschwitz, lasciò scritto, significativamente e profeticamente, questo pensiero a difesa della verità contro l’errore, che da oltre mezzo secolo sta insidiando e scompigliando anche la Mariologia:

 

«Nessuno può cambiare la verità, ma la può solo cercare, trovare e riconoscere e ad essa conformare la sua vita, procedere per la via della verità in ogni circostanza e specialmente nei rapporti con l’ultimo fine della vita stessa».

 

1. LE FONTI DELLA MARIOLOGIA 

Per la Mariologia, come per l’intera Teologia, due sono le sorgive fonti costitutive della Rivelazione divina, ossia la Sacra Scrittura e la Tradizione. Ambedue sono essenziali, proporzionatamente complementari alla più sicura conoscenza dei dati della Rivelazione per l’affermazione di una verità dogmatica (1), come è avvenuto, di fatto, per ogni verità di Fede definita dal Magistero della Chiesa.

 

1.1. Sacra Scrittura

Nei riguardi della Sacra Scrittura si sa che ci si trova di fronte ad alcuni testi biblici mariani del Vecchio Testamento che, nella loro esegesi, si presentano apertamente e profeticamente mariani: così è di Gn 3,15, sulla caduta dei progenitori Adamo ed Eva nel peccato originale (il testo viene chiamato anche Protovangelo, giustamente); così è anche di Is 7,14, che predice il segno di quella Semprevergine prodigiosa che concepirà e partorirà l’Emanuele, “Dio con noi”.

 

Altri testi biblici veterotestamentari, invece, possono avere minor valore di contenuto e di riferimento mariano e possono dirsi soltanto, chi più e chi meno, allusivi alla persona o figura di Maria Santissima (così è di Mic 5,2, sulla partoriente che deve partorire; così è anche di Ger 31,22, sulla donna che «cingerà l’uomo»).

 

Altri testi ancora, infine, nel Vecchio Testamento, si può dire che soffrono di qualche forzatura per essere utilizzati applicandoli a Maria soltanto in senso accomodatizio, o al più in senso tipico, come è del testo di Prv 8 e di quello di Gdt 15,9 con gli elogi rivolti a Giuditta: «Tu sei la gloria di Gerusalemme», insieme alle numerose persone che l’hanno prefigurata (ad esempio: Eva, Sara, Rebecca, Rachele, Myriam, Giuditta, Ester...) e ai simboli che l’hanno simboleggiata (ad esempio: l’arca dell’Alleanza, l’arca della salvezza, la terra vergine, il Paradiso di Dio...) (2).

 

Vengono poi i testi mariani del Nuovo Testamento, che sono più numerosi, ovviamente, per il legame ben stretto che l’intero Nuovo Testamento ha con Cristo e con Maria, che è legata inseparabilmente a Cristo e, quindi, al Nuovo Testamento. Si pensi, per questo, ai testi mariani evangelici di san Luca (1,26-38; 1,39- 56; 2,1-21; 2,22-38; 2,41-52; At 1,14), ai testi mariani evangelici di san Matteo (1,16; 1,18-25; 2,1-12; 2,13-23; 12,46-50; 13,55), al testo mariano evangelico di san Marco (6,3); ai testi mariani di san Giovanni evangelista (2,1-11; 19,25-27; Ap 12) (3).

 

1.2. Sacra Tradizione

Insieme alla Sacra Scrittura, inoltre, abbiamo la sacra Tradizione, che parte e si prolunga da primi Santi Padri della Chiesa in poi. Ma a riguardo della Tradizione è da tener presente – come spiega bene il Gherardini – che

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