Alle radici di esoterismo e ritualità della Craft Freemasonry

tra XVII e XVIII secolo - Terza parte

di Padre Paolo M. Siano, FI   Anno XIV. 2-2019       sez. Historica        p. 19-83

Padre Siano prosegue nel sottolineare la presenza dell’esoterismo (inteso sia come metodo iniziatico per trasmettere “verità” agli adepti sia come un insieme di credenze e/o pratiche di tipo magico, gnostico, ermetistico...) nella nuova Massoneria britannica sin dalle sue origini sei-settecentesche. In questa puntata l’A. analizza le prime Costituzioni della Massoneria moderna, pubblicate a Londra nel 1723, redatte dal pastore presbiteriano James Anderson. Da un’attenta lettura di quelle Costituzioni emergono elementi di carattere esoterico. Anche vari opuscoli massonici del primo Settecento (Early Masonic Pamphlets) fanno ben capire come l’ambiente massonico del tempo sia profondamente segnato dall’esoterismo. 

Esoterismo nelle Costituzioni massoniche di Anderson (London 1723)

Nel 1723 la nuova Gran Loggia d’Inghilterra (Grand Lodge of England), fondata nel 1717, promulga le sue prime Costituzioni redatte dal Maestro Massone e pastore presbiteriano scozzese James Anderson (Aberdeen 1679 – Londra 1739). Da un’attenta lettura del testo è possibile rinvenire due elementi che costituiscono lo spirito e la religiosità della nuova Massoneria moderna o speculativa: il deismo, naturalista e antropocentrico, e l’esoterismo.

Già nel frontespizio delle Costituzioni di Anderson troviamo un interessante elemento paganeggiante e, in certo senso, esoterico. Il frontespizio del testo presenta due fila di massoni accanto rispettivamente al neo-eletto Gran Maestro Philip Wharton 1st Duke of Wharton (1698-1731) e al Gran Maestro uscente John Montagu 2nd Duke of Montague (1690-1749), che si scambiano il testo delle Costituzioni, mentre in alto nel cielo spicca la figura di un giovane su una quadriga, pressoché nudo (solo una fascia agitata dal vento ne salva appena il pudore) con la testa scintillante di raggi: sembra essere Febo-Apollo, il dio-Sole nella sua potenza di Luce, che splende vittorioso sulla nascente Massoneria speculativa[1].

Chi studia la mitologia pagana scopre che il dio solare Febo-Apollo è anche il dio della divinazione, il dio che dà la vita e la morte. Poiché il Sole, apparentemente, “muore” a Ovest e “sorge” a Est, ritengo probabile che la raffigurazione massonica del dio Apollo possa rinviare al tema esoterico della morte-rinascita iniziatica, tipico sia dell’Alchimia (esoterica) che della Massoneria speculativa, come apparirà nella Leggenda di Hiram del Terzo Grado di Maestro Massone.

Il dio Febo, che percorre i cieli con il suo carro, è raffigurato già in un libretto di Alchimia stampato nella Firenze del XIV secolo, insieme ad altre immagini alchemiche: il Sole, la Luna, l’Androgino (o Rebis) e Tubalcain – discendente di Caino – il cui nome sarà la parola di passo al Terzo Grado massonico[2]. Un altro elemento da non trascurare è che, secondo la mitologia greca, il dio Apollo ama sia il giovane Giacinto, sia la giovane Dafne. La scelta del dio solare e bisessuale quale “patrono” della nuova Massoneria va forse messa in relazione al tema alchemico dell’Androginia?

Sulla pagina di frontespizio delle “Constitutions” di Anderson (1723), si vede sotto il titolo un uccello. E se fosse l’ibis, uccello sacro al dio egiziano Thoth? In tal caso avremmo un altro richiamo al tema dell’Ermetismo che abbiamo visto nelle puntate precedenti. Su questo tema ritorneremo più avanti circa altri scritti di Anderson, come pure ritorneremo sul nome “Apollo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Cf J. Anderson, Le Costituzioni dei Liberi Muratori 1723, Bastogi Editrice Italiana, Foggia 1991, 1ª di copertina.

[2] Cf Mercuzio, Tubalcain. La parola di passo in 3° grado, in Agorà, Notiziario del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Puglia-Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani (Roma), anno II, n. 3, settembre-ottobre 1997, Bari, p. 20. La raffigurazione del dio Sole occupa la terza pagina del sopramenzionato libretto alchemico fiorentino. Vedi anche: Un Libretto di Alchimia inciso su lamine di piombo nel secolo XIV conservato nella Biblioteca del fu prof. comm. Scipione Lapi, Introduzione, note e facsimili di Angelo Marinelli, Prefazione del prof. Cesare Annibaldi, Tipografia dello Stabilimento S. Lapi, Città di Castello 1910, p. 27 (ill. I).

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