Giuseppe di Nazareth: questioni scelte di iosefologia

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di Padre Serafino M. Lanzetta, – Anno XVII. 1-2022 – sez. Theologica – p. 119-146

La iosephologia è una scienza teologica che purtroppo vive una sorta di appannamento. Tuttavia è necessario riflettere sulla figura di san Giuseppe, data la sua grandezza unica e la sua importanza nel contesto della Mediazione mariana. Lo facciamo in questo saggio esaminando tre tesi: il problema del dubbio di san Giuseppe, propendendo per la soluzione classica che vuole una non conoscenza del mistero da parte di Giuseppe e allo stesso tempo una totale fiducia nella santità della sua Sposa; poi la verginità di san Giuseppe, il suo matrimonio con Maria e quindi il suo essere “custode” della verginità della sua Sposa; infine, un tema poco studiato ma con importati risvolti soteriologici: la partecipazione di san Giuseppe al sacerdozio di Cristo.

Il periodo successivo al Concilio Vaticano II è stato caratterizzato, sfortunatamente, da una sorta di “inverno giuseppino” che ha colpito la teologia e la spiritualità, eco di un altrettanto “inverno mariologico”. La figura di san Giuseppe vive un appannamento teologico1. Eppure, mentre la mariologia, nonostante il permanere di un certo minimalismo, cresce e si arricchisce di nuove collane di studi, di cattedre e di pubblicazioni, non così accade per la iosefologia. Tuttavia, recentemente si sono registrati dei fatti molto incoraggianti. Un evento certamente di primo piano per un rilancio degli studi su san Giuseppe e della spiritualità giuseppina è stato offerto dall’Anno giuseppino, indetto da papa Francesco l’8 dicembre 2020. Non si può poi dimenticare l’opera infaticabile del padre Tarcisio Stramare (1928-2020), profondo conoscitore e promotore della teologia iosefina, davvero un unicum nell’universo teologico-esegetico degli ultimi sessant’anni riguardante questo ambito teologico. Oltre a ciò, è da salutare anche con grande soddisfazione una recente tesi dottorale alla facoltà teologica di Lugano di don Giuseppe Attilio Mattanza, San Giuseppe, capo della Santa Famiglia, nel magistero pontificio da Pio IX ai nostri giorni. L’importanza di San Giuseppe per la figura del padre di famiglia2, a cui poi l’autore ha fatto seguire un’altra importante pubblicazione che raccoglie un suo corso di lezioni su san Giuseppe presso la medesima facoltà teologica: San Giuseppe, un santo da riscoprire. Percorsi biblici, storici, sistematici e pratici3.

Questo nostro contributo si inserisce in punta di piedi in questo rinnovato tentativo di far conoscere un santo quale Giuseppe di Nazareth, la cui grandezza è tale che non basterebbe neppure una quantità immensa di libri, di articoli e di conferenze per illustrarla in modo adeguato. È solo un estratto, presentato sotto forma di tesi teologiche, di un lavoro più ampio sul mistero racchiuso nella persona di Giuseppe di Nazareth, che pubblicheremo a breve come libro. Possa così la protodulia a lui dovuta, una venerazione primaria e speciale tra tutti i santi, divenire non solo un fatto noto ai teologi o presente alle distinzioni teologiche, ma anche vissuto dai fedeli per un vero rinnovamento della vita cristiana.

 

1. Un dubbio di san Giuseppe?

Affrontiamo dapprima il problema della reazione o meglio dello stato d’animo di san Giuseppe quando venne a conoscenza che la sua Sposa era incinta. Il Vangelo di Matteo così ci presenta questo momento:

«Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente [deigmatísai = esporla, renderla esempio di disgrazia], pensò di ripudiarla [apolûsai = rimandarla, renderla libera dall’obbligo matrimoniale] in segreto» (Mt 1,18-19).

A una prima lettura del testo, subito balza alla mente che Giuseppe si trova in un momento molto difficile. Deve prendere una decisione non facile: da una lato conosce la santità della sua Sposa e il suo voto di verginità che lui ha approvato, altrimenti il matrimonio sarebbe stato invalido, e che sicuramente ha imitato (su questo aspetto preciso torneremo in seguito); dall’altro si trova dinanzi a un fatto sorprendente che esula dalla quotidianità delle cose. La sua Sposa è incinta prima che andassero a vivere insieme. Sembra apparire ignaro del fatto che è lo Spirito Santo il protagonista di questo concepimento verginale sebbene il testo dice che Maria “si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”, quasi a voler sottolineare il fatto che fosse incinta e la sua causa. Essendo giusto, ossia pieno di ogni virtù, e non volendo esporre la sua Sposa al pubblico ludibrio di fronte a quella situazione inaspettata, Giuseppe decide di rimandarla in segreto o di allontanarsi in segreto.

 

2. Tre teorie sullo stato di conoscenza di Giuseppe

Sin dal tempo dei Padri della Chiesa4 si è indagato a fondo su questo testo e su tutte le sue possibili implicazioni. Possiamo riassumere in tre teorie lo stato di conoscenza di san Giuseppe al momento dell’Incarnazione miracolosa del Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo, già ben delineate nei primi cinque secoli:

1) sospettava che Maria avesse commesso adulterio;

2) pur non sospettando dell’adulterio, non sapeva nulla della concezione miracolosa, e così sospese ogni giudizio;

3) la concezione miracolosa di Maria da parte dello Spirito Santo gli era già stata resa nota. Giuseppe ebbe timore di prendere Maria come sua moglie a causa della grandezza del miracolo operato in Lei. Perciò pensò di allontanarsi.

San Giustino (100ca.-165) pensa che san Giuseppe dubitasse dell’integrità della Madonna, pensando che fosse incinta a causa di una relazione con un uomo e fosse perciò intenzionato a licenziarla5. Sant’Ambrogio (340ca.-397), invece, ammettendo l’ignoranza del mistero da parte di san Giuseppe, vuole che questi sia orientato a dimettere la sua Sposa sospettando di una sua colpa (vitium). Dopo l’istruzione dell’Angelo, senza più dubitare della sua verginità eseguì il comando6. «Che pregiudizio ne viene a Maria – si chiede – se Giuseppe non comprese il mistero del celeste consiglio e pensò che ella avesse perduto la verginità, quando la vide incinta?»7. Anche gli angeli in fondo avevano ignorato la Risurrezione. Tuttavia, Giuseppe, che è giusto, non condanna. Preferisce essere accusato di clemenza per non aver denunciato, piuttosto che insistere nel delitto di altri, dice sant’Ambrogio8. Sant’Agostino (354-430) condivide la sua stessa opinione9.

San Girolamo (347ca.-419/420) ritiene invece che, sebbene Giuseppe non sospettasse la sua Sposa in adulterio, fiducioso nella sua purezza e meravigliandosi dell’accaduto, coprì con il silenzio un mistero che non poteva spiegare con la ragione. Dice così, in modo lapidario: «Giuseppe conoscendo la sua [di Maria] castità e stupito per ciò che era avvenuto, nasconde col silenzio colei della quale ignorava il mistero»10.

A sostegno della sua preferenza della verginità al matrimonio, san Girolamo, nella sua opera Sulla perpetua verginità di Maria. Contro Elvidio, il quale sosteneva che dopo Gesù, la Madonna avesse avuto altri figli e che la menzione di “fratelli e sorelle” di Gesù nei Vangeli provasse proprio questo e che quindi lo stato matrimoniale fosse superiore a quello verginale, afferma che non solo Maria, ma anche Giuseppe rimase nello stato verginale:

«Tu dici che Maria non sia rimasta vergine; io per me rivendico di più, che lo stesso Giuseppe sia stato vergine a motivo di Maria [per Mariam], affinché da un matrimonio verginale nascesse un figlio vergine»11.

Il termine “fratello” o “sorella” di Gesù non va inteso secondo natura12. Sebbene il matrimonio possa essere a volte un patrimonio santo, esso presenta grandi ostacoli alla preghiera, e l’insegnamento della Scrittura è che gli stati di verginità e continenza sono più conformi alla volontà di Dio di quello matrimoniale13.

San Girolamo puntualizzerà pure, contro gli scritti apocrifi, definiti “deliri”, che san Giuseppe era giovane e non vecchio, non vedovo ma virile e capace della castità. Era dato in sposo alla Vergine e non poteva che seguire in primis e da vicino un così sublime esempio. I fratelli e le sorelle di Gesù non sono perciò figli di Giuseppe provenienti da un suo precedente matrimonio, ma sono i cugini di Gesù o comunque membri della sua parentela14.

La posizione di san Girolamo è condivisa anche da san Pier Crisologo (380ca.-450), il primo dei Padri ad usare le espressioni mariane Sponsa Dei e Sponsa Christi. Giuseppe nell’incertezza si trova solo davanti a Dio e rimette a Lui ogni giudizio. Ecco un passaggio molto pregnante dal suo sermone sulla generazione di Cristo e su Giuseppe che vuole licenziare la sua sposa, in cui il Santo ravennate riflette sull’animo di Giuseppe che “bruciava” davanti all’evento del concepimento di Maria:

«Di fronte a una tale situazione, cosa mai doveva fare lo sposo? Accusarla di infedeltà? Ma proprio lui era il testimone della sua innocenza! Proclamare la colpa? Ma proprio lui era il custode della sua purezza! Contestarla per adulterio? Ma egli stesso era l’assertore della sua verginità! Che fare di fronte a tutto ciò? Pensa di allontanarla, perché non poteva né manifestare al di fuori quanto era accaduto, né tenerlo dentro di sé. Pensa di allontanarla e dice tutto a Dio, perché non aveva nulla da dire all’uomo»15.

Questa opinione trova un autorevole testimone anche nella mistica benedettina e serva di Dio, madre Maria Cecilia Baij (1694-1766), nella sua Vita del glorioso patriarca san Giuseppe.

La terza ipotesi, che Giuseppe sapesse del concepimento miracoloso di Maria per opera dello Spirito Santo e si sentisse indegno di prenderla in moglie, è sostenuta da un’omelia attribuita a Origene (183-255), Nella vigilia della natività del Signore. Qui prevale la cosiddetta “teoria dell’umiltà”: in ragione della santità di Maria, Giuseppe si considerò inadatto a coabitare con Lei, essendo venuto a conoscenza del mistero dell’Incarnazione che si celava nel grembo della sua Sposa. Giuseppe, che sapeva dallo Spirito Santo che la gravidanza era da Dio e che considerava tale evento troppo sublime per rimanere al fianco della Vergine, avrebbe esclamato come San Pietro: «Allontanati da me, Signore; non sono degno di venire da te» (Lc 5,8), o come santa Elisabetta: «A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,43). L’opinione che san Giuseppe abbia scoperto la gravidanza di Maria e la sua causa è condivisa anche da san Basilio il Grande (330ca.-379), il quale perciò, temendo di essere detto uomo (vir) di tale donna, preferì allontanarla di nascosto. A giudizio di san Basilio, Giuseppe non era sdegnato verso la sua Sposa, né aveva provato disgusto verso di Lei. Solo la temeva, essendo piena di Spirito Santo16.

Infine, questa terza possibilità è cara anche a san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153). Nella sua famosa e trepidante omelia Super Missus est, cioè sull’arcangelo Gabriele che reca l’annuncio a Maria, Bernardo si chiede anche perché Giuseppe voleva ripudiare la sua Sposa. Il motivo era lo stesso di Pietro per allontanare da sé il Signore (cf Lc 5,8), o del centurione romano che dice: «Signore non sono degno che tu entri sotto il mio tetto» (Mt 8,8). Anche Giuseppe, giudicandosi tra sé indegno e peccatore, andava dicendo:

«“Ella è così perfetta e così grande che io non merito che lei mi conceda più a lungo di condividere la sua intimità; la sua mirabile dignità mi spaventa”. Egli percepiva con un religioso timore che ella portava un segno molto chiaro di una divina presenza e, poiché non poteva penetrare il mistero, voleva rimandarla»17.

Più avanti, però, Bernardo ritorna sulla questione, e sembra invece vedere un dubbio di Giuseppe: poiché era giusto rifiutò di vivere con una persona sospetta e poiché era buono si astenne dall’esporla. Comunque, a suo dire, quel dubbio fu necessario, perché in tal modo Giuseppe meritò «la certezza portata da un oracolo dal cielo»18.

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