Consacrazione o affidamento? Alle radici di un equivoco mariano

Catechesi di P. Serafino M. Lanzetta, tenuta a Radio Buon Consiglio il 18 maggio 2020.


Recentemente si è riaccesa la disputa circa la convenienza o meno della consacrazione a Maria, a cui si preferisce in gran lunga affidamento. Quando avviene questo cambio di rotta? A partire dal 1960, quando alcuni teologi gesuiti ritennero che consacrazione implicasse sempre un atto di latria e che quindi dovesse essere riservata solo a Dio. A Maria ci si poteva consacrare - come attestato dai secoli precedenti - ma solo in modo lato e improprio. Giovanni Paolo II con l'enciclica Redemptoris Mater in qualche modo renderà ufficiale il neologismo "affidamento" che prenderà così il sopravvento su consacrazione. In realtà, il vero problema che soggiace a questa variazione ha 3 radici: a) la perdita post-conciliare del concetto metafisico di analogia e di partecipazione; b) il problema della Corredenzione e c) l'abbandono della teologia del sacrificio che dà sostanza a consacrazione, cioè all'essere sacrificati esclusivamente a Dio per mezzo di Maria. Affidamento è una perdita non un guadagno.


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